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Editoriale

 

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Alcuni giorni fa, chiacchierando con una coppia di amici del nostro Circolo, si discuteva circa la "consistenza" del fascismo berlusconiano di impronta piduista a confronto del fascismo "classico" e si provava a stabilire quale fosse il peggiore.

Ebbene, a fronte di alcune osservazioni da parte di uno dei due (americano di nascita) che obiettava: ma sotto il fascismo "classico" le persone venivano addirittura bastonate in strada, di giorno e persino a casa e a volte pure uccise, oggi non mi sembra il caso; l’altra persona (la moglie, italiana) obiettava che secondo lei oggi la situazione è peggiore.

Da parte mia, ho condiviso all’istante questa seconda opinione.

Si, perché, come in un lampo, ho colto la grande differenza.

È pur vero che non vi sono (per il momento) certi atti di violenza palese, ma il grave sta proprio in questo aggettivo "palese" perché mi sono reso subito conto come l’uccisione, il ferimento, la violenza appunto palese, contro le persone, faccia immediatamente coagulare attorno alle vittime la solidarietà di parenti, amici e conoscenti, oltre a colleghi di lavoro o professione, tutte persone che potevano anche pensarla diversamente dalla vittima, ma che, conoscendola, magari la stimavano comunque, e non la giudicavano certamente meritevole di quanto accadutole, solo per il fatto di aver manifestato una diversa opinione.

Questo rendeva istantaneamente visibile il regime con la sua mano repressiva e poteva addirittura suscitare in molti il rancore e il desiderio di giustizia che travalicavano magari anche la loro posizione politica.

Per non parlare degli omicidi o degli assalti distruttivi a sedi di organi di stampa libera o di partiti di opposizione, tutte mosse che potevano solo indignare, sino al limite della insopportabilità, le persone libere e giuste.

Oggi no, oggi non si vede nulla, ma gli assassinii ci sono e pure le manganellate, ma sono mediatiche e nessuno, che non segua particolarmente certe vicende, ne verrà mai neppure a conoscenza, specialmente di fronte al silenzio della maggioranza dei media, quindi non c’è sufficiente indignazione e solidarietà che possa far spostare una certa opinione.

Questa è indubbiamente la parte peggiore, perché più insidiosa, di questa dittatura strisciante, che si sta imponendo, con un andamento progressivamente accelerato, alla società italiana tutta, senza che nessuno, o solo pochi, giudicati invariabilmente dalla maggioranza, dei lavativi sempre insoddisfatti e "bastian contrari", se ne renda conto.

Bene, mi sembra il caso di ricordare ancora una volta, come già abbiamo fatto qui su questa stessa pagina, a tutti, di tutte le opinioni, quanto lasciò scritto il Pastore Luterano Martin Niemoeller vittima dell’Olocausto:

Loro vennero prima per i Comunisti,
e io non ho parlato perché io non ero comunista.
Poi loro vennero per gli Ebrei,
e io non ho parlato perché io non ero ebreo.
Poi loro vennero per i Sindacalisti,
e io non ho parlato perché io non ero un sindacalista.
Poi loro vennero per i Cattolici,
e io non ho parlato perché io non ero cattolico.
Poi loro vennero per me,
ma a quel punto nessuno era rimasto per parlare.

Ebbene parliamo, parliamo, parliamo tutti, gridiamo o non ci sarà via d’uscita.

Maurizio Tognetti


 
 

 

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